RUGGERO II ALLA CONQUISTA DEL Ducato che poi divenne un regno…

Dopo la morte del duca di Puglia, Gugliemo di Altavilla, senza discendenti diretti, il cugino Ruggero II, salpa da Messina con sette navi armate alla volta del continente. Dovrà, da quel momento in poi, guadagnarsi la successione con l’onore delle armi. Baroni e città, infatti, vorrebbero approfittare della scomparsa del duca per recuperare l’autonomia perduta e lo stesso pontefice non è entusiasta all’idea che Ruggero II imponga il suo forte e autorevole potere su tutta l’Italia meridionale.

Come nel Nord Italia, anche al Sud la politica del pontefice è quella di favorire le autonomie locali e di fomentare la frammentazione del potere, per difendere il proprio. Così, Onorio II si mette alla testa di una congiura di baroni meridionali e, nella cattedrale di Capua, lancia una scomunica del duca Ruggero, incitando alla lotta con parole che ricordano l’appello a una santa crociata contro l’islam: saranno, tra l’altro, perdonati i peccati di coloro che periranno combattendo. Il Papa arriverà, nel suo furore ideologico, fino al punto di guidare una operazione militare nei dintorni di Benevento, che però, poichè si rivelerà un fallimento, lo costringerà a rientrare a Roma, lasciando la cura delle truppe all’arcivescovo di Taranto, Gualtieri. Dopo aver trascorso l’inverno in Sicilia, a metà Maggio del 1128, Ruggero si impadronisce con le armi di tutte le terre della Puglia orientale su cui vantava diritti feudali Boemondo di Antioca.

Mentre tutto è pronto per uno scontro campale tra i due eserciti, con un rovesciamento di fronte, Onorio II riconosce Ruggero quale duca di Puglia, ne riceve l’omaggio di vassallo e ritorna a Roma. Questa svolta papale non viene accettata dai suoi alleati. Benevento si ribella e proclama la sua autonomia. Molti baroni seguono il suo esempio e Ruggero è costretto di nuovo a lasciare la Sicilia per recarsi nel continente. Riconquista l’intera Puglia, dove ogni feudatario è comunque reinvestito dei suoi domini. Solo Bari è indomabile, cinta delle possenti mura di cui i primi Normanni l’avevano dotata.

Nel settembre 1130 il duca Ruggero convoca a Melfi tutti i vassalli di Puglia, Calabria, Lucania e Campania, perché giurino a lui e ai suoi figli, Ruggero e Tancredi, fedeltà. Dunque anche ai figli, in nome della successione dinastica. Da parte sua, il duca proclama la pace generale, ovvero la cessazione di ogni guerra privata, soprattutto tra feudatari, e l’abolizione del potere giudiziario dei vassalli a vantaggio esclusivo della giustizia ducale, a cui devono essere deferiti i criminali. Hanno diritto al rispetto della persona e dei propri beni tutti gli uomini di Chiesa, ma anche i lavoratori, i contadini e ogni altra persona dipendente dai baroni, oltre ai pellegrini, i viaggiatori e i mercanti. Al signore compete l’obbligo di mantenere una pace durevole. Si tratta di un intento ideale, non sempre compiutamente realizzato, ma comunque l’indicazione di un percorso, di una strada da intraprendere in Italia meridionale.

Finalmente Ruggero fu

Re...

Il 25 Dicembre 1130, a Palermo, Ruggero II viene incoronato re, nella cattedrale, dall’inviato personale del papa Anacleto II, il cardinale-prete Conte, assistito dai vescovi di Benevento, Salerno e Capua. Sarà il principe di Capua, Roberto, a deporre la corona sulla testa di Ruggero, in una cerimonia religiosa e laica insieme dal forte accento simbolico, alla presenza dei vassalli grandi e piccoli, oltre che del popolo in tutte le sue categorie sociali. La scelta del giorno di Natale ricorda la incoronazione di Carlo Magno nel corso del Natale dell’800.  L’ordo della incoronazione non è stato tramandato dai cronisti del tempo.

Ruggero era sì un Altavilla, quindi un normanno, cioè un uomo del Nord, ma nato a Mileto, in Calabria. Un re che coniò monete, con la sua effige, nelle zecche di Palermo, Salerno, Amalfi, Capua e Napoli, ma che consentì ai musulmani di continuare a servirsi del loro tarì d’oro, sia pure con la scritta “ al-mu’taz billah al-malik Rujar al-mazan”, ossia il potente in dio, re Ruggero il nobilissimo. Un re, in definitiva, mediterraneo che riassume, conformandola di sé, una storia millenaria di popoli e culture, senza cancellarne nessuna.

La promotio ad regnum del ducato di Ruggero era stata preceduta da una bolla papale, datata 27 settembre. Vengono riconosciuti a Ruggero il diritto alla conquista di Napoli, ancora indipendente, e ampi poteri in materia religiosa che rendono il regno abbastanza libero dai condizionamenti papali. In cambio, il re e i suoi successori garantiscono omaggio e fedeltà al papa nonché il versamento alla Santa Sede di un censo annuale di 600 scifati, moneta d’oro bizantina.

L’incoronazione era stata preceduta da consultazioni che Ruggero aveva avviato con i notabili di Sicilia e del Continente ricevendo la loro approvazione. Alla approvazione dei nobili seguì quella popolare, a Palermo, dove convennero da ogni
quartiere della città per acclamarlo. Si tratta, dunque, di una ratifica dell’evidente, perché la stessa vastità dei possedimenti richiede e giustifica un titolo superiore a quello di duca. La promozione è, infatti, conforme alla pratica già diffusa da due secoli in Germania e in Francia, suddivisa in più tappe che coinvolge sia gli aristocratici che il popolo. Eppure questa investitura dal basso è viziata di illegittimità, per quanto riguarda il riconoscimento di papa Anacleto II, la cui elezione era contestata dal re di Francia, di Inghilterra, dai re di Castiglia e di Aragona nonché dall’imperatore Lotario che gli preferivano l’antipapa Onorio
II. Ci vorranno ben dieci lunghi anni, anni di guerre di consolidamento del regno, prima che Ruggero ottenga il riconoscimento dell’unico papa Innocenzo II.

L’anno successivo, ovvero nel 1131, Ruggero, con un imponente esercito, composto per lo più da musulmani, ritorna nell’Italia meridionale e conduce una spedizione militare che i cronisti del tempo definiscono particolarmente feroce. Tra le città distrutte, i cui abitanti vengono giustiziati, massacrati o fatti prigionieri: Venosa, Matera, Montepeloso, Troia, Ascoli, Melfi.

Nel 1134 il sovrano conduce una nuova campagna militare in Campania. Si arrende,
senza combattere, Nocera, terrorizzata dalle possibili rappresaglie. Poco dopo, anche Benevento gli giura fedeltà. Mentre, però, la fortuna militare gli arride, in Sicilia, al suo ritorno, la sua vita privata è funestata da un lutto che lo getta nella disperazione più cupa. Muore, infatti, la moglie Elvira, che amava molto. Il dolore costringe Ruggero a isolarsi e a non voler vedere nessuno, a tal punto che si diffonde la falsa notizia della sua morte.

L’anno dopo fu convocato un Concilio generale a Pisa, nel corso del quale fu rinnovata la scomunica del papa Anacleto II e dei suoi sostenitori, tra cui Ruggero II. Innocenzo II proclama l’interdetto su tutti i possedimenti reali. Forse per effetto di questo pronunciamento solenne, o perché anch’essi convinti che il re fosse morto, i Pisani pensarono che fosse giunto il momento di sbarazzarsi dei temibili concorrenti dell’Italia meridionale e sbarcarono nel porto di Napoli, mentre insorgevano anche i baroni napoletani. Ruggero di Sicilia, venuto a conoscenza di questi avvenimenti, raggiunge via mare la città di Salerno. Fra Napoli ed Aversa si devasta e si saccheggia. La stessa città partenopea è sottoposta ad assedio ma resiste tenacemente agli attacchi dell’esercito reale. Una flotta pisana, intanto, raggiunge Amalfi e la depreda, raccogliendo un ricco bottino. Ruggero, comparendo a sorpresa a Fratta, verso la quale si sono diretti i pisani per nuove depredazioni, li costringe alla fuga, dopo aver seminato, tra le loro fila, terrore e morte. I pisani fanno rotta verso Napoli e da lì rientrano a Pisa. Dopo essere stato accolto in Capua, il re tenterà inutilmente attacchi contro la città partenopea e ritornerà a Palermo.

Tutto il Mezzogiorno, tranne una Napoli affamata e stanca, è nelle mani del Re. Ma i nemici di Ruggero sono sempre più numerosi e pronti a coalizzarsi tra loro. Innocenzo II, innanzitutto, per il sostegno dato ad Anacleto; i Veneziani, che mal tollerano la concorrenza normanna nei porti del Mediterraneo, i baroni ribelli; il basileus bizantino Manuele Comneno, interessato al principato di Antioca che, fondato da un figlio di Roberto il Guiscardo, dopo la morte di Boemondo II, era affidato a una bambina di soli 7 anni.

Tutti costoro si rivolsero all’imperatore Lotario che, cedendo alle pressioni, decide di varcare le Alpi insieme al genero, e successore, Enrico il Superbo. Dopo aver sottomesse tutte le città dell’Italia settentrionale, Lotario conquista Benevento, riceve onori da Bari, che non vedeva l’ora di ribellarsi al re normanno, assedia Melfi e finisce per occupare tutta la Puglia. A Potenza riceve un’ambasciata, e aiuti militari, dal Basileus, mentre Ruggero assiste impotente a questa incursione, senza neppure tentare di reagire alle truppe imperiali.

Nel 1137 la guerra continua ad infuriare:

  • Napoli, assediata dai Normanni, resiste.
  • Amalfi si arrende a Roberto di Capua ed è costretta a giurare fedeltà all’imperatore e ai Pisani, che intanto si scatenano in razzie nei dintorni, a Ravello e a Scala.
  • Una flotta di navi pisane e vascelli genovesi blocca il porto di Salerno. La città si arrende all’arrivo delle truppe imperiali.
  • I Pisani, traditi da questa pace unilaterale e delusi nelle aspettative di un ricco bottino, fanno vela verso la Sicilia per firmare una pace separata con re Ruggero.

Proprio a Salerno, dove trascorrono alcuni giorni Lotario e Innocenzo II, sorgono i primi contrasti tra il papa e l’imperatore. Entrambi, ad esempio, convengono sull’opportunità di investire Rainulfo d’Alife del ducato di Puglia, ma divergono su chi dei due debba concedere il beneficio. Lotario, pertanto, rivendica diritti riguardo a terre sulle quali neppure Ruggero aveva mai osato negare l’autorità del papa. Si deciderà, alla fine, che Papa e Imperatore avrebbero consegnato, insieme, a Rainulfo uno stendardo e Rainulfo avrebbe prestato omaggio ad entrambi.

Nuovi contrasti sorgono tra il Papa e l’Imperatore, quando quest’ultimo viene a sapere che l’abate di Montecassino ha ricevuto alcuni uomini di Ruggero II. Lotario, dopo aver occupato militarmente l’abbazia, promuove un’inchiesta. Il papa, indignato, perché non spetta al potere politico intervenire sulla questione, minaccia sanzioni ecclesiastiche. Ma l’imperatore depone ugualmente l’abate e nomina un suo uomo fidato. Un tedesco. Questa è una delle ultime azioni di Lotario. Muore, infatti, nel trentino, mentre si apprestava a ritornare in patria.

Scomparso Lotario, Ruggero comprende che è il momento di intervenire per recuperare i domini perduti. Sbarca, quindi, a Tropea e marcia su Salerno, dove viene accolto benevolmente dai cittadini. Riconquista i territori di Nocera, Capua, Avellino. Il duca di Napoli, terrorizzato, si arrende e il re entra trionfalmente in città, senza aver combattuto. Ruggero minaccia anche l’abate di Montecassino che, spaventato, fugge. La Campania appare domata ma non la Puglia dove, presso Siponto, in Daunia, le truppe regie subiscono una cocente sconfitta. Il re è costretto a fuggire verso Salerno, mentre il suo accampamento è saccheggiato.

Il 25 Gennaio 1138 la morte di Anacleto II pone fine allo scisma della Chiesa, ma non all’ostilità che Onorio II manifesta nei confronti del re di Sicilia. Un Concilio convocato al Laterano, infatti, si conclude con la consueta scomunica di Ruggero. Sarà un’altra, invece, la morte che metterà in difficoltà il papa, ossia quella per malaria di Rainulfo, duca di Puglia, che dominava sulle terre pugliesi. Ruggero riduce all’obbedienza le città apule ma non infierisce. Solo Bari, l’indomita Bari, ancora resiste, mentre i ribelli, al comando di Ruggero d’Ariano si sono rifugiati a Troia. Il re mette ancora una volta in atto la tecnica della devastazione delle terre, mentre Onorio II invade le terre del re. I due si incontrano nei pressi di Montecassino. I colloqui avviati non portano ad alcun risultato, perché

Ruggero si rifiuta di riconoscere l’indipendenza del principato di Capua. A seguito della battaglia, vinta da Ruggero, il Papa viene fatto prigioniero. Onorio, per essere rimesso in libertà, è costretto a riconoscere come sovrano Ruggero II. Questa volta si tratterà di un riconoscimento senza sospetto di illegittimità, perché non vi è un antipapa a sconfessarlo. Sebbene un riconoscimento in cattività non sia un atto del tutto spontaneo, bensì inficiato da una volontà carpita sotto ricatto. La bolla che viene redatta per sancire il riconoscimento mette in luce il valore di Ruggero e dei suoi predecessori Roberto il Guiscardo e Ruggero I. Ma soprattutto vi è la presa d’atto che il Regno di Sicilia è tale sin dall’antichità: regnum Siciliae, quod utique, prout in antiquis refertur historiis, regnum fuisse non dubium est.

In cambio del titolo di re, Ruggero e i suoi successori dovranno fedeltà alla Santa Sede e versare un censo annuale di 600 scifati. Il documento fissa anche i confini del regno al Garigliano, inglobando così alcune terre della Campania, sottraendole alla giurisdizione della Chiesa. Il papa e il re entrano in Benevento e la città li accoglierà festosa ed esultante, perché finalmente è scoppiata la pace e un avvenire di benessere attende queste terre. Parteciperanno alla solenne accoglienza anche cittadini di Napoli giunti fin qui per giurare fedeltà al loro sovrano. Viene rimosso l’arcivescovo, rimasto sempre fedele a Ruggero, e al suo posto sarà nominato un uomo di fiducia del papa. Con questa concessione al vinto, il monarca siciliano vuole tracciare quasi una linea di confine tra il potere politico e quello spirituale. O almeno dà un segno di buona volontà. Mentre il papa si fermerà più a lungo a Benevento, Ruggero si dirige verso Troia. Intanto, nonostante finanche il papa vi avesse inviato emissari per pacificarla, Bari non manifesta alcuna volontà di sottomettersi al re e si prepara a resistere al comando di Ruggero di Sorrento. La città viene attaccata dal mare, danneggiato rovinosamente il palazzo municipale, presa per fame e per sete. Sarà proprio quest’ultima condizione a indurre la città a parlamentare, raggiungendo un accordo. Alcuni nobili baresi sono costretti ad emigrare a Bisanzio; altri sono rinchiusi in prigione, dopo aver avuto la confisca dei beni; altri ancora deportati in Sicilia.

Il 15 Novembre il re lascia un Mezzogiorno finalmente tranquillo. Ruggero aveva dovuto conquistarsi sul campo la corona che ben due papi gli avevano riconosciuta come dovuta per l’estensione del territorio legittimamente ricevuto in eredità dai suoi predecessori. Tuttavia, non è sufficiente per mantenere il potere. Il re è consapevole che, terminati i clamori della battaglia, la Pace ha bisogno di essere fondata sulla Giustizia, sulla Legge e sul Diritto erga omnes. Da questa considerazione, nacque il progetto delle Assisi di Ariano. Alla legittimità tradizionale (Re per volontà divina) e carismatica (Re per meriti personali), aggiunse la legittimità razionale, Re ope legis. E’ quest’ultima la forma più moderna del potere e sarà confermata dal nipote Federico II, grazie alla promulgazione delle Costituzioni melfitane.